30 Settembre 2024
Delineo Design
L’edificio esistente di partenza è dei primi anni del ‘900, la cui struttura muraria originale è costruita da mattoni pieni e pietra con solaio e tetto in legno.
Il tema progettuale è stato quello di realizzare un intervento che rappresentasse un forte segno architettonico pur mantenendo la memoria storica dell’edificio.
Per ottenere questo risultato si è deciso di mantenere integri all’interno non solo la struttura muraria e il tetto ma anche la sua spazialità e i materiali da costruzione, in modo da poter sempre percepire il valore storico del fabbricato.
Al fine di adeguare l’edificio alla nuova funzione di uffici si è fatto uso all’esterno di una ”pelle” ad alta efficienza: una parete ventilata con lastre di calcestruzzo che, oltre alle qualità di isolamento termico, da’ un aspetto contemporaneo all’edificio.
Il gesto architettonico che si attua posizionando sul contenuto un contenitore (o involucro) e istaurando un dialogo tra le forature dei due è una pratica rinascimentale.
In questo modo l’architettura si stratifica dando dimostrazione di non essere effimera, ma di potersi rigenerare ed assumere nuove funzioni e immagini rimanendo sempre contemporanea nel proprio tempo.
















30 Settembre 2024
FAP
Il progetto parte dalle funzioni dell’edificio: corpo di produzione, corpo uffici e corpo tecnico. Ciascuno ha un’identità distinta che trova la propria pecularità nella materia, in quanto le forme sono minimale, semplici parallelepipedi, forme dettate dalla funzionalità e da un’estetica essenziale e senza tempo. L’opera, come una natura morta di Morandi, si definisce sulla composizione e sui rapporti di luce e ombre dei tre volumi collocati nel contesto paesaggistico.
Le forature sono estremamente controllate e realizzate con una operazione di scavo sulle forme stesse, quasi si trattasse di elementi monolitici scolpiti.
Le tre parti che compongono la struttura sono costituite da materiali diversi che dialogano tra. Lo stabilimento produttivo è costituito da elementi in calcestruzzo velati dal basalto frantumato che colorando di nero l’edificio di fatto lo annulla. Gli uffici sono racchiusi da un involucro di legno di larice, mentre all’interno domina il calcestruzzo a vista che ritorna anche nell’edificio pensato come blocco tecnico.
I volumi al margine della strada e dalla ferrovia emergono nitidi a sud collocandosi nel contesto di un paesaggio agricolo che esalta la composizione concettuale dell’edificio. L’essenzialità geometrica si colloca nel pianoro come una realtà estranea, ma al contempo integrata, quasi complementare alla linea dell’orizzonte.
La committenza produce terricci per tutti i settori agricoli e florovivaisti, per questo motivo il giardino dell’azienda assume un ruolo estremamente importante, quasi strutturale rispetto all’edificio stesso; l’esterno è stato pensato come una sorta di abaco dei luoghi naturali in cui la mano dell’uomo opera nel verde: si suddivide in tre momenti: una zona piantumata a boschetto che rappresenta i luoghi più spontanei; una zona coltivata come giardino fiorito che esemplifica l’intervento umano sulla natura, e una zona seminata con le graminacee che rappresenta i luoghi del lavoro agricolo.
Tutto il progetto è dunque pensato perchè la forma e la materia si integrino nel paesaggio, in un’architettura silenziosa, quasi anonima nella sua forma, ma che trova una perfetta soluzione nel paesaggio agricolo.
La tecnica costruttiva
Il corpo in calcestruzzo a vista è formato da un muro alto 11 metri realizzato con un unico getto. Il cassero è un unico elemento in altezza, foderato con una “pelle” di tavole in abete piallato, in modo da conferire alla superficie una texture che si rapporta naturalmente con il volume a fianco rivestito all’esterno di legno. Il montaggio dei solati è stato messo in opera a muro completato, utilizzando un sistema Halfen, che consente di avvitare i ferri dell’armatura del solaio nel muro già realizzato. Tutto ciò ha reso possibile la definizione di una facciata perfettamente omogenea senza le interruzioni dei solai.



























30 Settembre 2024
Galdi S.r.l.
Il committente è un’azienda che realizza soluzioni di riempimento in cartoni Gable Top, per contenere sostanze, soprattutto liquide.
Da qui nasce l’idea di progettare una struttura basata su un liquido e il packaging che lo contiene: da un lato il piano terra, una forma geometrica essenziale, razionale, rigorosa; dall’altro il primo piano, una “non-forma” che richiama l’elemento liquido.
Una grande hall dialoga con il giardino attraverso due lati vetrati. La sensazione che ne consegue è quella di un’agorà, uno spazio destinato all’incontro, che media tra interno ed esterno. Al piano terra sono dislocate poi la mensa con cucina, realizzata come show-cooking, la palestra, gli spogliatoi della palestra e quelli destinati agli operai.
Il vano scala crea una sorta di taglio centrale sia nella forma liquida che in quella rigida, una sorta di imbuto che collega le due forme. La scala è compressa tra due pareti massive alte circa 11 metri, che, con la loro imponenza, danno una sensazione di restringimento e, quasi per capillarità, spingono gli astanti verso l’alto o verso il basso. Il calcestruzzo tradizionalmente grigio con cassero a vista caratterizza il piano terra e il vano scala.
Il primo piano dell’edificio si compone di una struttura basata su una forma liquida che determina degli spazi quasi privi di muri, organici. Nella parte centrale è stato pensato lo spazio espositivo, memoria e futuro dell’azienda. Nell’area perimetrale sono distribuite altre stanze, destinate a sale riunioni o spazi polifunzionali.
Nella realizzazione di questo progetto il giardino assume un ruolo importante sia per l’impatto visivo ma anche per la sua vivibilità.
Dal parcheggio interrato il visitatore può spostarsi e risalire seguendo i sentieri del giardino fino ad arrivare all’entrata principale. Si può anche proseguire il percorso verso il giardino laterale e arrivare fino alla mensa e alla palestra. In questa zona si può sedere godendo dell’ombra garantita da uno sbalzo di circa 8 metri del primo piano.
Arrivando di fronte all’entrata principale è possibile notare una Ginkgo Biloba che, piantata nell’interrato, trapassa entrambi i piani della struttura creando, con un effetto scenografico, continuità tra l’edificio e l’ambiente circostante ed esprimendo da subito l’ecosostenibilità dell’edificio.
L’intera struttura infatti è stata certificata LEED Gold.
LEED è un sistema di classificazione dell’efficienza energetica e sostenibilità ambientale degli edifici, sviluppata in america nel 1998 dallo U.S. Green Building Council (USGBC). Si tratta di una tra le certificazioni dell’impronta ecologica per le costruzioni più rilevanti a livello internazionale.
















30 Settembre 2024
L’Omo Ristorante
Nel centro di Asolo, in un palazzo storico, un giovane cuoco apre a nuove esperienze del gusto un ristorante, lì dove artisti, poeti e scrittori trovarono ristoro e ispirazione.
Per questo il progetto deve conservare la memoria del luogo dando al contempo un richiamo di modernità.
Gli spazi vengono riallestiti partendo dalla prima sala, dove si conserva lo storico bancone rinnovandolo in alcune parti, e si completa con arredi che ben si accostano ad esso.
La seconda sala, più composta ed essenziale, viene collegata con un corridoio-galleria che rende più fluido il percorso.



























30 Settembre 2024
S.C.A.R.P.A. Calzaturificio
Per la forza e la coerenza del proprio prodotto, Scarpa doveva avere una “casa” razionale, custode di un saper fare prodotti per superare limiti.
Necessitava anche di un materiale che confermasse e rinsaldasse le sue origini e il legame con Asolo, la città che ne ha visto i natali, come la roccia di cui è fatta la rocca e tutto il borgo. La stessa roccia che, tra le montagne, si lascia conquistare da un passo sicuro.
Ecco che il calcestruzzo dilavato, che domina la scena del progetto, inciso solo dalla luce, acquista la stessa forza dei paramenti in pietra.
Il progetto parte con la sopraelevazione a nord degli uffici degli anni ’70, dopo aver ristrutturato il piano terra. L’intervento è stato realizzato con strutture leggere in acciaio, foderate di pannelli in cemento e fibre, intonacati a grana spessa come il calcestruzzo.
Recuperare la parte esistente, con il suo ritmo di forature, ha garantito “la giusta distanza”: elemento fondamentale in architettura per leggere i passaggi temporali ed evolutivi.
Ad ovest è stato inserito un nuovo volume, che comprende anche una zona interrata, realizzato in calcestruzzo dilavato per dare la stessa percezione di una roccia che vibra alla luce, abrasa dal tempo.
La pianta si estende in lunghezza per tutto il fronte del prospetto principale del corpo produttivo. Un lunghissimo corridoio separa la produzione da una sequenza di uffici e giardini. Questo è un archetipo degli anni ’70 che, a discapito dei lunghi corridoi, garantisce a tutti in modo democratico lo stesso affaccio, in questo caso sulla rocca e sul centro di Asolo. Quella Rocca che, dall’alto, rivede la sua pianta incastonata nel prospetto e nel cortiletto ipogeo a nord.
La pianta e le facciate sono suddivise in padiglioni per frantumare 120 metri di materia e creare delle pause con dei giardini, come in uno spartito musicale. Una composizione che fosse anche in sintonia con il meraviglioso gioco di volumi della vicina architettura della Brionvega, straordinario progetto di Marco Zanuso con il giardino di Porcinai.
Entrando dal portale in calcestruzzo a nord, ingresso principale, si incontra un tratto di muro in calcestruzzo a vista che funge da reception e, di fronte, una scala ad albero, sempre realizzata con il medesimo materiale.
La scala ha sullo sfondo un giardino verticale che accompagna, come nel paesaggio, la scalata.
Alla fine del lungo corridoio che dà accesso a uffici e sale riunioni, si chiude il percorso in uno spazio a doppia altezza che ospita un’ardua scala sospesa su di un secondo giardino verticale.
L’intero progetto è basato sull’uso di materiali sobri e coerenti: calcestruzzo nelle sue declinazioni, legno per gli interni e cristallo per le forature, che si proteggono dal sole con un brise-soleil realizzato in lame verticali in calcestruzzo dilavato. Questi elementi costituiscono il tema stesso delle facciate.
La materia, esaltata nelle forme semplici, viene modellata dalla luce. I chiaroscuri sono l’unica decorazione (la bellezza non è nell’oggetto, ma nell’interazione tra luce e ombra creata dall’oggetto. Lode all’ombra, Junichiro Tanizaki).























30 Settembre 2024
Torre Panoramica
Luogo
Montebelluna
Anno
2015
Design Team
Roberto Nicoletti, Lisa De Chirico
Stato
Completato
Fotografie
Colin Dutton















30 Settembre 2024
Casa tra le colline e il Piave
Il terreno che interessa il progetto si trova ai margini del paese di Vidor, un piccolo comune della provincia di Treviso che si colloca tra le colline e il fiume Piave. A nord del lotto ci sono abitazioni realizzate negli anni ’90 mentre a sud solo un prato separa l’edificio dal letto del fiume (in zona definito con l’espressione “grave del Piave” per il suo essere sassoso).
La richiesta da parte dei committenti, per quanto riguarda l’esterno della struttura, si soffermava sul rapporto tra l’abitazione e il giardino e l’ambiente circostante. A livello di funzionalità degli spazi interni, invece, desideravano avere al piano terra una zona giorno ampia e aperta in un unico spazio, ponendo la zona notte interamente al primo piano, sempre cercando di valorizzare il più possibile la vista verso il corso d’acqua.
La casa è composta da due volumi sovrapposti: al piano terra la struttura è realizzata esternamente in calcestruzzo dilavato che produce un effetto simile alla ghiaia del Piave, ricreando il metodo tradizionale di costruzione con il quale si sfruttava quasi unicamente il materiale del luogo. Al fine di interrompere i setti massivi, delle ampie vetrate si sviluppano in ogni lato del piano permettendo un rapporto continuo con il paesaggio.
Il volume superiore è slittato in avanti verso il fiume, permettendo di estendere ulteriormente lo sguardo verso di esso. Lo slittamento genera una zona d’ombra di fronte alla cucina e al soggiorno, uno spazio coperto dove vivere il giardino al riparo dal sole e dagli agenti atmosferici. Questo volume aggettante è caratterizzato da una struttura portante in acciaio, in modo da alleggerire il peso dei grandi sbalzi sulla struttura sottostante. E’ poi rivestito con una facciata ventilata in pannelli di fibra, estremamente sobri, che permettono l’uso dello stesso materiale sia per i muri che per il tetto, in modo da non interferire con la superficie in ghiaia del piano terra.
Lo spazio formatosi a conseguenza dello scorrimento dei due piani permette lo sviluppo di un’ampia terrazza che, sempre per dare la continuità richiesta dalla committenza tra l’ambiente circostante e la casa, include un giardino pensile.
Inoltre l’abitazione è dotata di un impianto fotovoltaico che permette alla struttura una maggiore autonomia energetica, tutto ciò senza risultare impattante a livello progettuale in quanto l’impianto sarà aderente alla copertura del garage.





















30 Settembre 2024
Ristrutturazione nel verde
Luogo
Montebelluna
Anno
2010
Design Team
Roberto Nicoletti
Stato
Completato
Fotografie
Colin Dutton
















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Studio Nicoletti
L'identità del cliente si rivela grazie al nostro segno in architetture residenziali, commerciali e industriali.








































